italo castelletti
luca castelletti

enoteca al ponte

Aperta nel 1937 come drogheria alimentare dalla nonna Regina nel dopoguerra ha continuato ad essere un punto di riferimento non solo nella bergamasca per i prodotti alimentari.
Negli anni settanta il figlio Italo ha trasformato quella che era una drogheria in una delle prime Enoteche italiane.
Italo Castelletti è diventato Sommelier Professionista e nel 1977 fondò la Delegazione Sommelier di Bergamo.

Oggi l’enoteca è portata avanti dal figlio Luca.

È sommelier professionista dal 1989, Selezionatore di ricercati prodotti enogastronomici, ha frequentato all’estero numerosi corsi di specializzazione. L’Enoteca al Ponte ha vinto nel 2012 e nel 2015 l’“Oscar del Vino”, come migliore enoteca, premio internazionale riconosciuto con medaglia del Presidente della Repubblica, unica in Italia ad aver vinto due volte il premio.
Nell’enoteca storica è possibile trovare vini italiani e internazionali, cui si aggiunge una selezione di distillati storici con annate dal 1861 ai giorni nostri e alimentari di grande qualità.

DUE CHIACCHIERE CON LUCA CASTELLETTI

Dall’enoteca bergamasca Al Ponte sono passati tutti, ma proprio tutti: nomi illustri dell’enologia italiana, giornalisti di settore, noti personaggi del mondo dello spettacolo e del calcio. Guai però a chiedere a Luca Castelletti, sommelier professionista dal 1989 e patron del locale, di snocciolare qualche nome, tiene molto alla riservatezza dei suoi ospiti.

Del resto, una pubblicità del genere proprio non gli serve con l’esperienza che ha maturato negli anni e la cantina storica che si ritrova. Parlare con lui è un piacere immenso, ascoltare la miriade di aneddoti che ha da raccontare vuol dire fare un tuffo nella storia, non solo enologica, del nostro Paese.
Allora è proprio vero che a Ponte San Pietro sono arrivati grandi personaggi?
Sì, è incredibile che da un paesino di diecimila abitanti siano passati tanti nomi importanti. Fu mio padre Italo a creare, con la sua competenza e professionalità, certe amicizie con persone illustri, primo fra tutti Luigi Veronelli, al quale rimase legato per tutta la vita. Ricordo che, al ritorno da scuola, li trovavo spesso assieme a parlare di vini e produttori.
Immagino che non ne “parlassero” solamente…
Certamente, il motto di mio padre era “non si parla di vino, se non si beve”, come a dire che per giudicare qualcosa bisogna prima conoscerla e provarla!
Si può ben dire che ha frequentato questo ambiente sin da bambino.
Direi proprio di sì. La mia famiglia si è sempre occupata di vino ed è stata una delle prime, in Italia, a fondare un Wine Bar negli anni ’70.
Negli anni suo padre scoprì numerosi produttori eccellenti.
Senza dubbio fu per tutta la sua vita un grande talent scout. Fu lui a scoprire, ad esempio, i vini di Josko Gravner, Il Carpino, Bensa con l’azienda La Castellada di Gorizia.
E i distillati?
Avevamo in degustazione una selezione di oltre 150 bottiglie. Ad esempio, un Bas- Armagnac del 1900 che costava circa 30.000 lire a bicchiere. Il prezzo per l’epoca era alto, ma il piacere e l’eccezionalità di assaggiare un prodotto unico nel suo genere ripagavano ampiamente la cifra.
Qualche chicca presente nella sua enoteca storica?
Abbiamo un Cognac del 1868 appartenuto a Napoleone III e le prime bottiglie della Riserva “Capo di Stato” Venegazzù del Conte Loredan Gasparini. Di questa Riserva, oltre alla prima annata, del 1964, possediamo bottiglie con le etichette nere e la dicitura “pour Monsieur la Bombe”, realizzate in onore del presidente francese Charles de Gaulle, suo grande estimatore. Prima di quella versione che ritrae una donna vestita, ricordo che il Conte Gasparini ne fece disegnare un’altra a petto scoperto, vietata però negli Stati Uniti per oltraggio alla morale. Così, per poter esportare negli Usa, fu costretto a “farle coprire” il petto dall’autore dell’etichetta, l’artista italiano Tono Zancanaro. Abbiamo avuto la lungimiranza di tenere vini storici importanti, di ogni tipologia e annata. Anche per questo riesco a fare degustazioni con annate storiche.
Oltre a gestire l’enoteca, di che cosa si occupa oggi?
Chiuso il Wine Bar oltre quindici anni fa, abbiamo deciso di specializzarci nella consulenza e distribuzione di prodotti d’eccellenza. In sostanza continuo il lavoro di mio padre cercando di fare, a mia volta, il talent scout di vini e distillati.
Qualche sua “scoperta”?
Ne avrei numerose, ma gliene cito solo una per tutte: Cap De Barbaria Formentera, un taglio bordolese su cui ho puntato qualche anno fa diventandone importatore unico. Il vino ha vinto, nel 2008, la Medaglia d’Oro al Concorso internazionale “Emozioni dal mondo” e si è aggiudicato per ben due volte, nel 2008 e nel 2009, il Premio speciale della stampa nella stessa manifestazione.
I vini di Israele,Georgia e molti altri ancora.

Il cliente medio punta alle grandi cantine o è incuriosito dai piccoli produttori?
Dipende, c’è chi vuole, magari per un regalo, il grande produttore con il nome di richiamo e chi, invece, punta su quello che ha un buon rapporto qualità-prezzo. Oggi tutti sono più attenti a spendere e le aziende producono una linea base a prezzi più contenuti. È una buona strategia per richiamare il consumatore che, incuriosito, si spinge facilmente verso il vino più importante.
Una cliente particolare?
Mi onoro di conoscere e di avere come cara amica Valentina Tereskova, la prima astronauta donna dell’ex URSS. Pensi che quando viene in Italia non dimentica mai di fare un salto da noi. È una donna fuori dal comune, molto influente in Russia. Visto che è nata nel 1937 le ho regalato un Porto di quell’anno, e lei ha ricambiato con un dono che non ha prezzo: una foto originale nella quale si vede il suolo lunare, un astronauta e sullo sfondo la Terra.

Non si parla di vino, se non si beve vino! Italo Castelletti